Dal concetto di “civiltà” a quello di “cultura”, da una Chiesa a torto accusata di essere “nemica del progresso” ad una Chiesa convinta fautrice di una “civiltà dell’amore” contro le diverse forme di “barbarie” del nostro tempo, tra cui guerra e nazismo. Questa, in sintesi, l’evoluzione del rapporto tra fede e cultura attraverso più di un secolo di papi. A delinearla è il volume “Fede e cultura. Antologia di testi del magistero pontificio da Leone XIII a Giovanni Paolo II”, curata dal Pontificio Consiglio della Cultura e presentata oggi in sala stampa vaticana. Sempre oggi, la sala stampa vaticana ha reso noto che il Messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale della pace sarà presentato ai giornalisti accreditati martedì prossimo, 16 dicembre. 1574 pagine, con citazioni da 1266 testi pontifici diversi: sono alcuni “numeri” del libro, che il card. Paul Poupard, presidente del citato dicastero pontificio, ha definito “uno strumento utile di divulgazione e di ricerca”, ma anche uno spaccato di un secolo, il ventesimo, che “ha segnato una pagina di trasformazioni paradigmatiche”. Facendo una “carrellata” dei papi protagonisti del volume, padre Bernard Ardura, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, ha sottolineato come Leone XIII è intervenuto per “mostrare come la Chiesa, lungi dall’essere nemica del progresso, s’è rivelata nel corso di tutta la storia come una grande forza civilizzatrice”, mentre Pio X, “con decenni di anticipo”, ha identificato “i segnali culturali e religiosi di ciò che chiamiamo oggi il pensiero debole” (segue).