Nel documento finale dell’incontro Comece-Sceam di Lisbona (27-28 febbraio), i vescovi africani ed europei chiedono, in particolare, all’Unione europea e all’Unione africana, “meccanismi trasparenti e partecipativi” nei processi di remissione del debito, ma anche di “considerare l’impatto dello sfruttamento di risorse naturali, come diamanti e petrolio, sui conflitti africani, e di applicare regole più restrittive sull’esportazioni di armi dall’Europa all’Africa”. “L’Unione europea – si legge nel documento – dovrebbe sostenere gli sforzi internazionali all’interno del Wto per migliorare l’accesso ai farmaci per tutte le malattie, specialmente per la cura dell’Aids”, mentre l’Unione africana e i responsabili dei Paesi membri dovrebbero aumentare “le risorse destinate alla sanità in generale e ai programmi e attività contro l’Aids”. Il capitolo finale del documento è dedicato ai rapporti tra Comece e Sceam, suggerendo di “stabilire un metodo per scambiare informazioni sulle situazioni di conflitto” in modo da contribuire alle azioni politiche delle istituzioni europee ed africane. La Chiesa, ricordano, “in quanto punto d’incontro tra le culture, dovrebbe promuovere spazi di multiculturalità attraverso le sue istituzioni educative”, intraprendere progetti di sviluppo e sanitari anche “con comunità di altre religioni” e “fare propria la causa degli immigrati e dei rifugiati”.