” “”Anch’io ho imparato l’italiano a scuola”: a dispetto di questa affermazione, don Pasquale Ferraro non è un immigrato, ma si occupa degli immigrati albanesi. È nato nella diocesi di Lungro, in Calabria, una delle regioni, insieme al Molise e alla Sicilia, dove sono presenti comunità di lingua e tradizione albanesi rifugiatesi in Italia nel 1500. Don Ferraro è uno dei coordinatori nazionali della pastorale per i gruppi di immigrati di diversa nazionalità e di fede cattolica nominati dalla Conferenza episcopale italiana e presenti al Convegno nazionale sulle migrazioni in corso a Castelgandolfo. Don Ferraro ha ‘censito’ una quarantina di gruppi di cattolici albanesi, collegati in vario modo alle parrocchie e alle diocesi soprattutto del Nord Italia, dove è stato più facile per gli immigrati trovare lavoro. “Il tipo di immigrazione è cambiato negli ultimi anni – rileva don Ferraro -; prima arrivavano dall’Albania quasi esclusivamente uomini, molto giovani, a volte in cerca dell’avventura che li avrebbe riportati ricchi al proprio Paese; adesso sono arrivate anche le donne, ricongiungendosi ai propri mariti: come sempre nella vicenda dell’emigrazione, la loro presenza comporta stabilità e il graduale inserimento dei nuclei familiari nella vita delle comunità”. “La nostra maggiore necessità – afferma don Ferraro – sono catechismi e altri semplici sussidi pastorali redatti in italiano e albanese: è vero, infatti, che si tratta di fedeli di lingua albanese ma i loro figli, come ho fatto io, a scuola stanno imparando l’italiano e non bisogna creare fratture tra i due contesti”. Per don James Pereppadan, coordinatore nazionale dei cattolici siro-malabaresi, la chiesa fondata in India dall’apostolo Tommaso, la maggiore necessità è “un luogo dove incontrare le persone e dare loro la possibilità di parlare, di confessarsi poiché non abbiamo una chiesa nostra né un ufficio”. “Per i giovani del Kerala, nel Sud dell’India dove sono concentrati la maggior parte dei cattolici, – spiega don Pereppadan – è normale andare all’estero per cercare lavoro. A Roma siamo presenti da circa 15 anni; ci incontriamo ogni domenica nella chiesa presso Torre Argentina e celebriamo con il nostro rito, nella nostra lingua. Altri gruppi di siro-malabaresi sono a Genova, Treviso, Macerata, Como, Milano, Verona, Bologna, Firenze e Napoli. La nostra attività pastorale non è legata all’assistenza: gli indiani trovano facilmente lavoro, soprattutto come colf e badanti o nell’agricoltura, sebbene normalmente abbiano titoli di studio di scuola superiore. La difficoltà maggiore è invece quella del ricongiungimento familiare: normalmente i figli restano in India e questo è causa di grande dolore”.