” “Pubblichiamo la nota Sir sulla “vicenda Rai”. Siamo alle solite, verrebbe da dire: mentre si continua a parlare, a proposito e a sproposito, di riforme istituzionali, ecco ritornare la vecchia politica. Ancora una volta la vicenda della Rai, la lunga agonia del vecchio e la difficile nascita del nuovo consiglio di amministrazione, è la cartina di tornasole dei precari equilibri della politica italiana. Precari non tanto per la comunque fisiologica dialettica interna alle coalizioni, quanto per i sistemi e gli intrecci che emergono con sempre maggiore e più triste evidenza. Le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: inquietudine e disaffezione. Si tratta di un gioco che in fin dei conti non fa che consumare risorse.
” “Al di là delle vicende specifiche di un’azienda che rappresenta un grande patrimonio culturale e tecnologico e da sempre ha avuto una complessa e difficile identità istituzionale, al di là delle alternative sulla privatizzazione, il conflitto di interessi, le forme di controllo e di gestione, alla luce di una riforma di cui si parla da sempre, sul piano strutturale: sembra emergere un’alternativa secca: o l’inquietudine e la rassegnazione, ben rappresentata da tanti personaggi di quello straordinario interprete dell’Italia contemporanea, che fu Alberto Sordi, per cui si stava meglio quando si stava peggio, o l’appello a forme ulteriori di semplificazione “maggioritaria”. Eppure è proprio questa alternativa che produce una deriva di consumazione di risorse. Occorre, dopo dieci anni dalla fine della “repubblica dei partiti”, che non ha portato che alla riproposizione, con attori più deboli (e a tratti caricaturali), di antiche dinamiche, non stancarsi di chiedere qualcosa di più: forme efficaci di rappresentanza e di partecipazione. O più semplicemente serietà, disinteresse, misura e senso di responsabilità. Merce rara e preziosa, ma sempre più vitale e necessaria.