” “”L’immigrazione in Italia di cristiani di altre culture, e di persone che hanno culture e religioni diverse, spesso poveri o poverissimi, pone la Chiesa italiana di fronte ad un fenomeno inatteso e rilevante. Si tratta di un dono che ci interpella a capire aspetti nuovi della nostra missione”: al Convegno Cei sulle migrazioni in corso a Castelgandolfo, p. Fabrizio Calegari, missionario del Pime in Bangladesh, ha prestato la voce a p. Franco Cagnasso, già Superiore del Pime, trattenuto nel Bangladesh dal mancato rinnovo del visto da parte delle autorità del paese asiatico. “Occorre chiedersi – prosegue il testo della relazione inviata da p. Cagnasso – in che senso l’immigrazione sia ‘occasione’ anzitutto per l’immigrato”. “Molti migranti – afferma il missionario del Pime – sognano di superare le difficoltà che li spingono a lasciare il loro paese, per poter tornare e trovare che – salvo la precaria condizione economica – tutto è come prima, con i propri affetti, tradizioni, costumi. Vorrebbero tornare ricchi in un contesto che rimane immutato. Ma ciò non avviene, neppure quando riescono davvero a ritornare. La partenza del migrante e il suo lavoro all’estero mettono in moto processi di cambiamento inevitabili sia in lui o lei, sia nella sua famiglia, nel suo ambiente di origine”. Secondo p. Cagnasso, “da un punto di vista di fede, dobbiamo considerare queste situazioni come occasioni ricche di prospettive perché crediamo che Dio sia all’opera anche all’interno di questo processo di contatti, crisi, incontro-scontro-rifiuto, affinché qualcosa di bene nasca in coloro che lo vivono. Il cristiano ha molto da imparare da altri e, ciò che è vero per noi, può esserlo anche per altri”. “La Chiesa in Italia – afferma p. Cagnasso – è l’agente più adatto a fare in modo che i migranti colgano in modo positivo tutta la gamma di occasioni che la loro condizione offre”, perché per la sua natura cattolica è aperta all’internazionalità e all’interculturalità e perché “è in dialogo critico con la cultura moderna, quella cultura che affascina e terrorizza molti immigranti e i popoli da cui provengono, quella cultura che costituisce il vero pericolo agli occhi degli ambienti più conservatori specialmente dell’islamismo”. Inoltre, “la Chiesa è in buona posizione perché capace di carità disinteressata, libera e viva. Proprio quando gli immigrati sperimentano le asprezze del rifiuto da parte di molti, alcuni di loro incontrano il volto accogliente di questa società e vedono che ha nel cuore il nome di Cristo”. È possibile, secondo p. Cagnasso, che “l’esperienza dell’immigrazione costituisca l’occasione non solo di una riscoperta dei propri valori religiosi, ma anche della propria fede, cioè di Cristo”.