” “”Comprensione, collaborazione e solidarietà”: è quanto chiede in questo momento l’Africa all’Europa secondo il cardinale Francis Arinze, nigeriano, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti che, sull’ultimo numero di SirEuropa, interviene in vista dell’incontro del 27 e 28 febbraio a Lisbona organizzato dalla Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea), in collaborazione con il Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar (Sceam), sul tema “L’Africa e l’Unione europea: partner nella solidarietà”.
” “”C’è grande bisogno di comprensione tra Europa e Africa dichiara il cardinale -. Comprendere è già molto, perché capire la difficoltà in cui si trova l’altro è già un buon inizio. E poi cercare di aiutare senza controllare troppo. Perché ogni Stato, seppur piccolo, ha una sua dignità. L’Europa deve scoraggiare quei gruppi che promuovono divisioni nei Paesi africani e cercano aiuti per attuare ribellioni violente. C’è molto da fare in materia di educazione, sanità, sviluppo agricolo e molto spazio per la collaborazione tra i due continenti, non solo tra agenzie governative ma anche attraverso la Chiesa, le associazioni, organizzazioni non governative, i medici, gli accademici”. Secondo Arinze “l’Europa deve anche essere attenta a non imporre politiche demografiche sulle famiglie africane, ad esempio suggerendo di non avere più di due figli. Questo non è giusto perché va a toccare la parte culturale, religiosa, sociale e la coscienza africana. La chiave per risolvere il problema della sovrappopolazione è solo lo sviluppo”.
” “”L’Africa – conclude il porporato – ha bisogno di aiuto dall’Europa nei metodi applicati all’agricoltura, nelle modalità commerciali. L’Europa non deve controllare troppo i prezzi delle materie prime prodotte in Africa (cacao, caffè, olio di cocco) e non deve incoraggiare le persone corrotte. Non si può negare che il cibo manca, ma le armi non mancano mai. Perché? Paesi anche poverissimi hanno sempre a disposizione armi molto moderne. Da dove vengono? L’Europa ma anche l’America del Nord dovrebbero porsi questa domanda. Non si aiuta un Paese vendendo armi. I Paesi europei dovrebbero fare delle considerazioni di tipo etico e non pensare solo agli interessi commerciali”.