” “”Non sono nomadi in termini classici, come siamo abituati a vederli. Le circa 300 persone da ieri senza più niente, per la distruzione degli alloggi di fortuna effettuata con le ruspe in via di Torre Salaria, sono venuti in Italia con pullman di linea. Non hanno furgoni, né macchine, né carovane. Semplicemente sono fuggiti dalle persecuzioni e discriminazioni in atto in Romania e oggi sono a Roma senza più niente, solo poche coperte e qualche abito”: con queste parole, Paolo Ciani, uno degli operatori della Comunità di Sant’Egidio che ha seguito la vicenda dello sgombero e abbattimento del campo nomadi di via Torre Salaria effettuato nella mattinata di ieri, giovedì 6 febbraio, spiega il disappunto per un fatto afferma “che finora non si era mai visto nella capitale”. La piccola comunità romena era costituita da famiglie, con numerosi bambini. Erano giunti a Roma nell’autunno scorso e si erano dati da fare per realizzare piccoli alloggi, tipo baracca. “La nostra Comunità prosegue Ciani aveva iniziato un piano di inserimento scolastico dei bambini, in accordo con le scuole della zona, oggi irrimediabilmente interrotto. La cosa più grave è che, prima dell’operazione di demolizione, non è stato predisposto nessun piano di emergenza per far fronte alle conseguenze dello sgombero stesso. Ora, per fortuna il comune ha messo urgentemente a disposizione un ex-garage sulla via Nomentana e un’altra struttura in via Assisi. Ma sono stati ospitati soltanto i bambini e le mamme, mentre i papa hanno dormito all’addiaccio. Molti poi mancano all’appello, forse perché spaventati dalla presenza di forze dell’ordine e certamente sono fuggiti con tutta la famiglia. Costoro andranno così ad aggiungersi alle centinaia di persone che la notte dormono per strada, dove capita”. Secondo i volontari della Comunità, benché siano lodevoli i casi di generosità nell’accoglienza da parte di parrocchie e di alcune famiglie, nei fatti “un caso come questo ha prodotto tante famiglie separate e una precarietà ingiustificata. Occorreva pensarci bene prima di agire, trovando soluzioni alternative”, sottolinea Paolo Ciani. In un comunicato ufficiale, i responsabili della Sant’Egidio parlano di scelte “non compatibili con il livello di civiltà di una città come Roma” e invocano “interventi sociali lungimiranti, che riducano le condizioni di marginalità e non spezzino sforzi di inserimento esistenti, andando a creare ulteriore marginalità”.