” “Le Chiese cristiane sentono di avere una responsabilità nella costruzione dell’Europa del futuro, per questo auspicano che non sia ignorata nel trattato costituzionale la dimensione trascendente presente in ogni essere umano”. Con queste parole mons. Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio “Iustitia et Pax”, è intervenuto questa mattina a Roma nell’ambito del convegno “La convenzione Europea: le radici cristiane dell’Europa. Dall’est all’ovest”, organizzato dal dicastero vaticano e dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. “L’auspicio è che l’Unione europea riconosca l’identità e l’organizzazione delle Chiese in conformità con l’articolo 11 del trattato di Amsterdam” – ha aggiunto mons. Martino -. “La cultura europea affonda le sue radici nel cristianesimo da due millenni. Un’identità che non può essere rinnegata. Questo non significa rifiutare la laicità degli stati, ma interpretarla in modo diverso”. Anche Pietro Parolin, rappresentante della Segreteria di Stato vaticana, precisa le richieste delle Chiese cristiane a partire dal loro “riconoscimento giuridico a organizzarsi liberamente in comunità religiose”, passando per la “salvaguardia dell’identità specifica di ciascuno” e il “rispetto dello statuto di cui ogni Chiesa gode all’interno degli stati nazionali”. La costituzione europea, ha detto il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, “potrebbe diventare la carta di un super-stato”, con il pericolo che questa “dimensione piramidale” si traduca in “una gabbia” per la “quotidianità dell’impegno solidale e del dialogo”.
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