” “La Congregazione per la dottrina della fede conferma la scomunica emanata il 5 agosto scorso nei confronti di sette donne ordinate sacerdote in giugno dal vescovo scismatico Romulo Antonio Braschi, nella diocesi di Linz, in Austria. Le sette donne avevano presentato ricorso alla Congregazione, il 27 settembre ma il dicastero ha confermato che tale ordinazione sacerdotale “è nulla e invalida”, pertanto “tutti gli atti propri dell’ordine sacerdotale da loro compiuti sono anch’essi nulli e invalidi”.
” “Nel decreto reso noto oggi, il dicastero vaticano spiega le ragioni per le quali viene confermata la scomunica: anzitutto “la Congregazione ha di fatto la potestà di comminare, con un precetto, pene determinate”; inoltre, le donne “si sono fatte ‘ordinare’ da un vescovo scismatico e pur non aderendo formalmente al suo scisma sono entrate in complicità con lo scisma”. Dal punto di vista dottrinale, il dicastero vaticano ribadisce che “la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale”. Pertanto, “la negazione di questa dottrina merita la qualifica di rifiuto di una verità appartenente alla fede cattolica e richiede pertanto una giusta pena”.
” “La Congregazione confuta poi un’altra argomentazione delle donne sacerdote: “Le persone in questione si legge nel decreto sostengono che il Magistero del Romano Pontefice sarebbe vincolante soltanto se fosse basato su una decisione del collegio episcopale, sostenuto dal sensus fidelium e accolto dai maggiori teologi”. Ma così facendo, scrive il dicastero vaticano, “contrastano la dottrina sul Magistero del Successore di Pietro, proposta dai Concili Vaticano I e II e di fatto non riconoscono l’irreformabilità dell’insegnamento del Sommo Pontefice”.
” “Infine, afferma il decreto, la situazione è aggravata dal fatto che alcune delle donne ordinate “stanno creando circoli di fedeli, in aperta e di fatto settaria disobbedienza al Romano Pontefice e ai vescovi diocesani. Data la gravità di questa contumacia, la pena inflitta non soltanto è giusta, ma anche necessaria, allo scopo di tutelare la retta dottrina, di salvaguardare la comunione e l’unità della Chiesa e di orientare la coscienza dei fedeli”.
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