” “Un’occasione "utile" per "superare equivoci radicati e purtroppo diffusi" sul ruolo dei cattolici in politica: così il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, ha definito la "Nota" della Congregazione per la dottrina della fede, diffusa nei giorni scorsi in materia. La "legittima libertà" di scelta dei cittadini, il rifiuto del pluralismo come "relativismo morale", il primato della persona e del "bene comune": questi, ha detto Ruini aprendo oggi il Consiglio permanente della Cei (in corso a Roma fino al 23 gennaio), alcuni principi giudicati salienti da Ruini nel documento vaticano, in cui si ribadisce che "la coscienza ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge" contrari "ai contenuti fondamentali della fede e della morale", partendo dalla convinzione che la sfera civile e politica è autonoma "da quella religiosa ed ecclesiastica, ma non da quella morale". Lo "studio approfondito" della Nota, secondo i vescovi italiani, "sarà assai utile sia per i cattolici impegnati in politica sia per le comunità cristiane e la divulgazione dei suoi contenuti aiuterà a superare equivoci radicati e purtroppo diffusi". Riferendosi al dibattito attuale sulle "misure di clemenza" nelle carceri, Ruini ha auspicato che "dai lavori parlamentari attualmente in corso possa scaturire qualche provvedimento concreto nel senso di una riduzione della pena per i detenuti, senza compromettere per questo la sicurezza dei cittadini", come ha chiesto il Papa. Altro provvedimento legislativo "atteso da tempo" dai vescovi, il disegno di legge sullo stato giuridico degli insegnanti di religione, di cui la Cei auspica la "ratifica definitiva" da parte del Senato, e quindi "il pieno inserimento scolastico di una benemerita categoria di docenti, in grande maggioranza laici, nel rispetto del giusto equilibrio tra le esigenze dello Stato e la specificità dell’insegnamento ella religione cattolica". A proposito della recente, definitiva assoluzione del card. Michele Giordano, arcivescovo di Napoli, Ruini ha detto: "Ci rallegriamo con lui, della cui innocenza non avevamo mai dubitato, anche quando più gravi e scomposti erano stati il tenore e il rumore delle accuse".