” “Non ho mai lavorato così bene come ora perché posso dedicarmi per intere mattinate al lavoro. E questo lavoro, ne sono persuaso, aiuta la Chiesa”. Con queste parole, il cardinale Carlo Maria Martini racconta, in un’intervista esclusiva pubblicata oggi dal quotidiano di Lugano “Giornale del Popolo”, le sue giornate e il suo lavoro a Gerusalemme. Si tratta della prima e unica intervista (“Non accetto nessun impegno pubblico, né conferenze, né tanto meno interviste. Non ho mai incontrato giornalisti” confida al “Giornale del Popolo”) dell’arcivescovo emerito di Milano, dopo il suo ritiro dalla cura pastorale della diocesi. Diocesi che rimane costantemente presente nel suo cuore e nelle sue preghiere: “Io considero la diocesi” afferma “ancora come la mia diocesi, la mia famiglia. E quindi la mia preghiera è per lei. Faccio passare tutte le zone pastorali, i preti malati, tutte le situazioni che ho conosciuto. Ricordo la diocesi ogni giorno”. Martini racconta la sua giornata dedicata soprattutto allo studio e alla preparazione dell’edizione critica della seconda lettera di Pietro, con l’apparato critico e le note, che dovrebbe essere terminato prima dell’estate. “Penso che questo sia il mio contributo alla Chiesa e ne sono contento perché mi dà un impegno molto forte e non ho così il complesso del pensionato che si sente inutile”. Il cardinale parla anche delle sue giornate nella Gerusalemme ebraica (dove “si gira tranquillamente, certo nella speranza che non avvengano attentati”) e del fatto che ora si muove con un bastone: “Un bastone che ho comprato qui al Suk, il mercato di Gerusalemme, un bastone nodoso, solido. Gli addetti al Cerimoniale mi avevano regalato al momento del commiato un bastone d’argento che ho lasciato a Milano. Qui un bastone è utile anche perché Gerusalemme è tutta gradini e poi ad una certa età le ginocchia cedono…”.