” “”I problemi che affliggono la diffusione del messaggio cristiano in Birmania non è diverso da quello che riguarda tutto il sud-est asiatico. Ma le condizioni in cui versano nel Paese missionari ed ecclesiastici è certamente molto più drammatico che altrove”. Con queste parole padre Vito Del Prete, missionario con una lunghissima esperienza alle spalle e segretario nazionale della Pontificia Unione Missionaria, ha aperto, ieri, 14 gennaio l’incontro “La libertà di religione: diritto umano negato in Birmania”. Primo dei 5 organizzati a Roma dal Centro Missioni della Consolazione con il supporto del Centro Missionario diocesano e che toccheranno altre realtà come India, Mozambico, Ucraina ed Eritrea.
” “”La giunta militare che governa da più di quarant’anni – ha continuato il religioso – persevera in una costante persecuzione della Chiesa cattolica e dei diritti umani. A tutt’oggi le missioni non possono avere scuole, ai cristiani è vietata ogni manifestazione esterna, proibito ogni tipo di proselitismo e raduno, mentre le comunità vengono ritenute conniventi con i guerriglieri del nord. Diverso è il discorso per un Buddismo “di Stato”, non autentico e imposto alla popolazione come tentativo di connessione del tessuto sociale, e per l’Islam che con i suoi 400.000 fedeli viene tollerato”. “Con tutto ciò ha aggiunto Del Prete in Birmania esiste una chiesa viva, che pur sopportando sulla sua pelle il peso della discriminazione e del sospetto non rinuncia ad una missione evangelizzatrice qui più forte perché vicina ai poveri, ai sofferenti e agli oppressi. Ma anche una chiesa ha concluso – che avrebbe bisogno di più attenzione e personale per continuare ad essere percepita dalla popolazione come un giardino di libertà”.