” “La guerra all’Iraq per il momento “è solo deterrenza” e “non serve ad eliminare il terrorismo”; se gli ispettori Onu non troveranno le prove contro Saddam Hussein “la cosa più logica sarebbe di ritirare l’embargo contro la popolazione irachena”. Così mons. Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace (già osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite), interviene a proposito dei preparativi contro l’Iraq, in una intervista che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir bisettimanale, contestando anche i “rilievi infondati” alla Chiesa e al Papa di “pacifismo unilaterale” e di non aver alzato la voce in maniera altrettanto forte anche su altre situazioni di conflitto, tra cui quella di Timor Est. “A Timor Est ricorda mons. Martino – il Papa è andato nel 1989 per celebrare una Messa ed essere vicino al suo popolo, in un momento in cui Timor Est non era indipendente. La sua presenza lì era solamente l’espressione di quanto la Santa Sede stava facendo e ha fatto in favore dell’indipendenza. Sono stato 16 anni all’Onu e mentre chi doveva occuparsi dell’indipendenza di Timor Est non faceva dichiarazioni verbali, la Santa Sede lavorava indefessamente. Ma naturalmente questo non sta scritto sui giornali. La Santa Sede molte volte preferisce accumulare i rilievi o le accuse senza rivelare quanto fa nella discrezione e nel silenzio”. Secondo mons. Martino i preparativi contro l’Iraq sono, “per il momento, solo deterrenza e non un proposito fermo di andare alla guerra. I toni mi sembrano già più moderati e si arriva perfino a dire che la guerra potrebbe iniziare nell’autunno prossimo. Quindi anche le minacce si stanno mitigando”. E auspica che venga “dato ampio spazio agli ispettori dell’Onu” per “aspettare le loro conclusioni”. E se gli ispettori dell’Onu non troveranno le prove contro Saddam Hussein, continua mons. Martino, “la cosa più logica sarebbe di ritirare le sanzioni perché dopo dodici anni di embargo la popolazione irachena è stremata, ha sofferto e soffre ogni tipo di privazione. E questo, umanamente e umanitariamente, non si può tollerare ancora a lungo”. (segue)
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