” “”Le riforme in materia giudiziaria sono necessarie per evitare situazioni di disagio della giustizia italiana, sono funzionali per garantire al cittadino una giustizia rapida e giusta, ma non devono alterare gli equilibri della Costituzione”. Commenta così al Sir Giuseppe Dalla Torre, giurista e rettore della Libera Università Maria SS. Assunta (Lumsa), il richiamo di Francesco Favara, procuratore generale della Cassazione, alla cerimonia di apertura del nuovo anno giudiziario, affinchè “siano evitate riforme che coinvolgano l’attuale assetto dell’ordine giudiziario e che pongano a rischio, se non ora, in un futuro più o meno prossimo, la sua autonomia e indipendenza. Che non costituiscono un privilegio dei magistrati ma una garanzia per il rispetto della legalità”. “Il mio ha detto Dalla Torre non può che essere un commento condiviso alla necessità di non intaccare le garanzie istituzionali per l’ordine giudiziario”. Dei vari punti toccati da Favara nel suo discorso, Dalla Torre è d’accordo nel ritenere che la giustizia italiana sia “troppo spesso lenta”. Secondo il giurista, “una giustizia lenta è una giustizia non giusta. E ciò vale sia per il processo civile sia per quello penale. C’è da interrogarsi sulle cause di questa lentezza. Non si può negare che in questi decenni ci sia stato uno sforzo notevole per rimediare a tale situazione. Si pensi alla riforma del codice di procedura penale. Probabilmente, però, nel corso degli anni non si è operato in modo sistematico. La domanda, quindi, che deve guidare la riflessione attuale è: ‘Sono le leggi processuali che danno il contenzioso?”. (segue)