” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – Chiaro ed esplicito, il tradizionale discorso del papa al Corpo diplomatico. A partire dal no all’indistinto sentimento di paura che serpeggia come cifra della precarietà degli assetti geo-politici, per affermare chiaramente la tensione al “bene comune universale”. Questo è concretissimo nel discorso di Giovanni Paolo II, che ricorda come si basi sul riconoscere il valore della legge naturale, all’interno degli stati e tra gli stati, e sull'”azione senza sosta di uomini di Stato probi e disinteressati”. Certo non è facile, ma il Papa sembra guardare piuttosto agli aspetti postivi, ai segni di speranza., nel venticinquesimo appuntamento con lo “stato del mondo”.
” “Così si modulano i tre “sì” e i tre “no” che sa dire con franchezza. Sì alla vita e no alla guerra, dunque. Il suo “no” è espresso nei termini della Carta dell’Onu e della dottrina sociale. Non si può fare ricorso alla guerra, ripete il papa, anche se si tratta di assicurare il bene comune, se non come “estrema possibilità” e nel rispetto di ben rigorose condizioni, né vanno trascurate le conseguenze che essa comporta per le popolazioni civili durante e dopo le operazioni militari. Molto si può e si deve fare, anche in Terrasanta ed anche in Iraq, per risolvere altrimenti le crisi. Ritorna con grande chiarezza la posizione del Papa e della Chiesa, che vuole la pace, sapendo che è possibile, senza scivolare nel pacifismo astratto ed unilaterale. Ritorna il realismo aperto alla speranza del vecchio Papa: “è dunque possibile cambiare il corso degli eventi quando prevalgono la buona volontà, la fiducia nell’altro, l’attuazione degli impegni assunti e la cooperazione fra partner responsabili”. In questo senso l’Unione europea, ma anche alcuni spiragli che si intravedono in Africa, resta un esempio. Proprio per la sua identità cristiana, che Giovanni Paolo II ribadisce (e rivendica), con fiduciosa determinazione.
” “Sa bene, Giovanni Paolo II che i cristiani e i cattolici in particolare oggi pagano un prezzo alto, in molte zone del mondo, vittime della violenza e dell’intolleranza: non manca un fermo invito alle autorità russe e al dialogo ecumenico e ai contatti interreligiosi. La libertà religiosa, ribadisce con forza il papa, è fondamentale presupposto e garanzia della libertà.
” “La Santa Sede, ed in particolare Giovanni Paolo II si confermano così attori rilevanti della vicenda internazionale. Proprio perché il sistema delle relazioni internazionali oggi, nonostante tutte le forzature possibili, non può prescindere da una dimensione di sostanza. Non può eludere il dibattito sul futuro dell’uomo e di conseguenza sullo sviluppo della civilizzazione.
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