VOCAZIONI: CONVEGNO CEI, NO A CRISTIANI “DECAFFEINATI”, SÌ AL “CONTAGIO DELLA GIOIA”.

” “Quello di oggi è spesso un “cristianesimo disincarnato”, testimoniato da “cristiani decaffeinati” che “si proclamano cristiani, ma a volte si comportano come pagani, o come scettici, rivelandosi così una sorta di ‘trucco’ della chimica religiosa”. La denuncia viene da don Beppe Roggia, direttore dell’Istituto di metodologia della Pontificia Università Salesiana, che intervenendo al convegno del Centro Nazionale Vocazioni – in svolgimento a Roma, fino a domani, sul tema “Favorire un maggior coordinamento tra la pastorale giovanile, familiare e quella vocazionale. Come?” – ha messo in guardia dal rischio, presente anche nella comunità ecclesiale, di rimanere vittime della “logica dell’efficienza e del consenso”: “Il Vangelo – ha detto il relatore, citando la “dittatura dei media” oggi sempre più invadente – non va misurato in base all’audience, o sulla pretesa di dare corpo ad una Chiesa ‘che conti’ e che condizioni la società”. In un mondo in cui la “sindrome di Peter Pan” obbliga tutti a “voler restare sempre giovani e adolescenti”, a “puntare su un abito da indossare per non vedere la tragicità del mondo”, al “consumo puro” che punta ad “avere tutto ciò che gli altri non hanno, per poi goderselo entro i confini del proprio muro di cinta”, ha aggiunto Roggia, la Chiesa “deve trovare il coraggio di annunciare una strada alternativa”, se non vuole “cadere nell’astrattezza e nel moralismo” o rimanere anch’essa prigioniera dei “miti di onnipotenza”. “Oggi – ha concluso il relatore – siamo tutti ammalati di paure, ma non si può annunciare il Vangelo in uno stato di depressione. Noi cristiani siamo testimoni credibili solo se siamo annunciatori di gioia profonda: persone appassionate di tutto ciò che viviamo, capaci di scoprire i segni di ‘gioia semplice’ che permangono nel cuore della gente”.