La clonazione “non può neanche essere pensata, perché è una grave offesa alla dignità della persona che nasce, la quale ha diritto a non essere né la fotocopia di un altro, né un contenitore dove tentare in modo fantascientifico di trasferire la memoria e la personalità di un altro”. E’ quanto afferma il teologo moralista Marco Doldi – in una nota che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir bisettimanale – a proposito dell’annuncio choc della setta dei Raeliani, alcuni giorni fa negli Stati Uniti, dell’avvenuta clonazione di una bambina. Gli adepti hanno dichiarato di essere in grado di fornirne le prove come di altre clonazioni che sarebbero state effettuate anche in Europa settentrionale, Asia e Nord America – entro una decina di giorni dalla data dell’annuncio. “Questi fatti sono fonte di gravissime preoccupazioni afferma Doldi -: il progetto della clonazione è una aberrazione e non doveva neanche essere cominciato: poco importa se i laboratori indipendenti, richiesti di confrontare il Dna della madre con quello della bambina, confermeranno che il risultato c’è stato o sveleranno che è solo una farsa”. Doldi ricorda che “la condanna è stata pressochè unanime in tutte le parti del mondo perché ha colpito la grossolanità del progetto in cui si inserisce”. Tuttavia, osserva, “ci sono state voci preoccupanti: qualcuno ha detto che questo tipo di clonazione non deve essere permessa, mentre quella praticata con altre finalità ritenute necessarie sarebbe un bene, al punto da parlare di ‘clonazione terapeutica”. Ma a questo proposito Doldi fa presente che “neanche la clonazione terapeutica può essere accettata” perché gli embrioni su cui si sperimenta “sono esseri umani nella fase iniziale del loro sviluppo e sono destinati alla morte” e “per il procedimento in sé, che farebbe nascere dei bambini in modo asessuato e per le sue finalità”.