” “Pubblichiamo il testo della nota Sir di questa settimana. Non c’è più la smania del cambio del millennio, non c’è nemmeno l’elettrizzante ed incognita atmosfera del cambio della moneta. Il Capodanno 2003 è stato un ordinario passaggio di calendario, perdipiù venato di preoccupazioni molto concrete: l’inflazione che corre, le pesanti ristrutturazioni in molti settori, dell’industria e dei servizi, il lavoro difficile o precario, uno scenario politico, a livello nazionale ed internazionale, carico di tensioni e nello stesso tempo pieno di disillusioni.
” “Si parla esplicitamente da diverse parti di “declino”: il presidente degli Stati Uniti non riesce a legittimare una guerra che pure continua a preparare con pervicacia degna di migliore causa, l’Unione Europea sembra guardare con distacco alle cruciali scadenze dei prossimi mesi, l’allargamento e la “costituzionalizzazione”, nell’Italia politica continua ad essere rissa sul presente ed incertezza sul futuro.
” “Proprio di qui bisogna tuttavia cominciare, dalle certezze possibili. Ha detto il Papa molto opportunamente, sintetizzando a Capodanno il messaggio per la Giornata della Pace: “sono necessari concreti “gesti di pace” nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità, nell’insieme della vita civile, nei consessi sociali nazionale e internazionali. Non bisogna soprattutto mai smettere di pregare per la pace”. Questi gesti di pace, ribadisce in sintesi Giovanni Paolo II sono oggi gesti profetici. Proprio per la loro concretezza.
” “Del resto, ci avvertono i manuali di economia, nelle congiunture basse o depresse è il momento di fare investimenti “anticiclici”. Può essere il contributo dei cristiani a tutti i livelli, da quello privatissimo della solidarietà “breve”, ai nodi sempre più intricati delle relazioni internazionali.
” “E’ una indicazione che vale anche sul piano politico. Al centro del messaggio del presidente della Repubblica stavano alcuni obiettivi minimi: “creare regole di buongoverno e rapporti di leale collaborazione”, tra le istituzioni, tra le forze politiche, tra gli attori sociali. A dieci anni dalla rottura dell’equilibrio della Repubblica proporzionale, l’impressione è di trovarsi ancora in mezzo al guado. Ma questo perché la transizione italiana si compie in un quadro più complesso e radicale di cambiamento. Cosicché ritornano le nostre antiche sindromi ereditarie: divisioni e rissosità come antidoti alla complessità, con il rischio di moltiplicare i danni e soprattutto di dilapidare risorse.
” “Se queste sindromi si accentueranno o sarà invece possibile generare comportamenti virtuosi e passare all’investimento molto dipenderà anche dal sistema della comunicazione e dal tono della produzione intellettuale. Due beni immateriali, ma cruciali per il nostro futuro.