” “”Perdita di significato, irrilevanza, routine, strumentalizzazione, ritualità ingessata, mancanza di partecipazione alla messa soprattutto di alcune categorie di persone: non abbiamo chiuso gli occhi di fronte alle difficoltà”: mons. Domenico Sigalini, vice presidente del Centro di orientamento pastorale, nel tirare le conclusioni della 53ª Settimana nazionale del Cop che si chiude oggi a San Giovanni Rotondo (Fg), ha così sintetizzato i problemi riguardo al modo in cui i cristiani vivono la domenica. Di fronte a questa situazione, “la tentazione – secondo mons. Sigalini – potrebbe essere quella di ‘mettere pezze’ alle incongruenze dei cristiani, ricompattare il 30% di chi ci sta che non è poco e in seguito avanzare rivendicazioni nei confronti della società”. C’è invece “una strada più radicale”, indicata anche dal comitato per il Congresso eucaristico di Bari del 2005, che è quella di “partire dalle ‘grandi cose’ che Dio ha fatto per noi per illuminare una creatività pastorale e culturale che aiuti sia la comunità cristiana che umana a ripensare la bellezza del giorno del Signore”. Per quanto riguarda, in particolare, la celebrazione dell’Eucaristia domenicale, “alcuni slogan possono aiutare a dire il desiderio di un cambiamento nello stile”, ad esempio “meno foglietti e più Bibbia, per dire quanto il desiderio di far capire le letture si traduca a volte nella mancanza di un vero ascolto” e “meno corali e più coralità, perché l’esecuzione dei canti aiuti la partecipazione e non venga assolutizzata” o anche “meno affettività e più fraternità”. “L’impegno però decisivo – ha concluso mons. Sigalini – che la Chiesa deve assumere oggi è quello della formazione affinché la coscienza del giorno del Signore scatti nei cristiani come fatto decisivo di vita”.