” “”Occorre convertirsi al paradosso che gli spagnoli esprimono con le parole: ‘El hombre che travaja pierde un tiempo precioso – L’uomo che lavora perde un tempo prezioso”: per mons. Scabini il “punto focale della pastorale della domenica/giorno del Signore è rinnovare la festa con l’Eucaristia, mistero di carità, di comunione ecclesiale e di modalità alternativa dell’esistenza cristiana”, a partire dal significato di festa “come novità di vita, il contrario dell’abitudine e della ripetizione”. “Nella tradizione rurale di molti paesi – ha ricordato mons. Scabini – aveva significato il ‘vestire a festa’, con abiti diversi da quelli usuali: rispetto ai ritmi eccessivi della vita odierna ha un suo senso dare rilevanza alla novità del riposo, del fare assemblea, della fraternità, qualcosa di alternativo alla ferialità che pure non manca di valore”. “E’ subito evidente – ha aggiunto mons. Scabini – che per raggiungere l’obiettivo della riscoperta della festa, servono una meditata preparazione non solo delle celebrazioni ma del giorno festivo, le suggestioni del tempi liturgici con i loro simboli, la cura della qualità e della bellezza nei modi di celebrare e di cantare e giova anche molto coltivare la varietà dei modi di far festa. L’aiuto delle scienze umane, in questo campo, è tutt’altro che marginale”. “Un equivoco persistente – ha concluso mons. Scabini – è che celebrare sia uguale al rito e venga con esso esaurito. La logica vuole che si passi dal rito eucaristico alla Chiesa eucaristica, al vivere eucaristico, allo stile eucaristico del farsi prossimo e del servire nella città dell’uomo”.