” “”Il tempo che dal futuro attraverso il tempo presente scorre verso il passato è il telaio che tesse l’ordito della vita umana nel mondo e che orienta tutte le domande e le risposte di senso degli uomini. Infatti, almeno nell’orizzonte dell’Occidente, la vita umana trova il suo senso nella storia, cioè nella memoria e nel progetto del futuro”: mons. Domenico Sigalini, vice presidente del Centro di orientamento pastorale ha prestato la voce alla relazione sul rapporto tra “Uomo, tempo e festa” inviata da Mario Pollo, docente di animazione culturale presso la Pontificia università salesiana, assente per un improvviso impedimento dalla 53ª Settimana Cop. “Nella attuale vita sociale – continua il testo di Mario Pollo – non si riconosce al tempo alcuna qualità rilevante per la vita umana se non la sua disponibilità”; infatti: “Sono le cose che si fanno che rendono il tempo prezioso o dozzinale, pieno o vuoto, costruttivo o distruttivo. Il tempo libero, o addirittura la festa, non ha alcun valore se non quello di essere sottratto al lavoro e reso disponibile per il riposo, lo svago e il gioco”. “L’uomo contemporaneo – afferma il docente di animazione culturale – rimane molto spesso prigioniero del tempo inteso come somma di opportunità di consumo e cerca disperatamente di elevare il proprio consumare ad atto dotato di senso per la sua esistenza, bruciando senza accorgersene la sua memoria del passato ed il sogno del futuro”. Esiste però un’altra concezione del tempo che viene dalla Bibbia e dalla tradizione ebraica per la quale “il sabato – menuchà – non significa solamente riposo ma è anche sinonimo di felicità e silenzio, di pace e di armonia”; da questo punto di vista, allora, “il sabato non è al servizio dei giorni lavorativi, un giorno in cui ritemprarsi per ritornare a produrre con efficacia”; sono i giorni lavorativi ad essere in funzione del sabato considerato “quasi una anticipazione della vita eterna nella Gerusalemme celeste”.
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