DOMENICA: DIOTALLEVI, LA MESSA "CONDIZIONE NECESSARIA PER "LA RILEVANZA DELL’ESPERIENZA RELIGIOSA" DEI CATTOLICI

“Rispetto a 100 o 200 anni fa, il numero delle scelte tra le quali optare – anche, per esempio, rispetto all’andare a Messa la domenica – è enormemente aumentato. La crescita della complessità sociale costituisce una sorta di ‘costrizione ad essere liberi’ che è positiva perché aiuta a vivere la fede senza imposizioni”. Così Luca Diotallevi, docente di sociologia presso l’Università “Roma Tre”, ha introdotto il tema del “Vivere la domenica nella complessità della vita sociale” durante la Settimana nazionale di aggiornamento pastorale promossa dal Cop (Centro orientamento pastorale) a San Giovanni Rotondo (Fg) fino al 26 giugno. “In questo contesto – ha continuato Diotallevi -, a differenza di quanto supponevano le principali teorie della secolarizzazione, c’è spazio per la religione, ma occorre chiedersi che tipo di religione produce il cattolicesimo italiano”. “Per non soccombere e mantenere una rilevanza sociale e personale, un fenomeno religioso in un contesto di modernizzazione sociale avanzata” deve, ad avviso del sociologo, “produrre eventi specifici ad elevata capacità di significato” e, quindi, avere i caratteri “dell’ecclesialità (intesa come appartenenza ad un determinato territorio ed esperienza di fraternità con persone che non si scelgono), piuttosto che quelli della setta, caratterizzata da una religiosità ‘individualizzata’ in cui l’utente è l’arbitro di tutte le scelte e l’altro è ‘socio nell’impresa religiosa’ piuttosto che fratello”. “Il carattere effettivamente ecclesiale della celebrazione liturgica domenicale” diventa allora, secondo Diotallevi, “una condizione necessaria per la rilevanza dell’esperienza religiosa promossa dal cattolicesimo oggi in Italia”.