” “Luoghi di “ascolto e di scambio” interparrocchiali o diocesani, linguaggio adatto alle persone, itinerari “non affrettati”, vita di gruppo, catechisti “accompagnatori” singoli o famiglie, liturgie di accoglienza e riti penitenziali: sono alcune delle indicazioni contenute nella Nota pastorale del Consiglio episcopale permanente su “L’iniziazione cristiana. Orientamenti pastorali per il risveglio della fede e il completamento dell’iniziazione cristiana in età adulta”, destinata in particolare ai “giovani e agli adulti battezzati che chiedono di essere accompagnati a riscoprire la fede”. Nella premessa si ricorda che la pubblicazione di questa terza Nota dopo quelle del ’97 sul catecumenato degli adulti e del ’99 per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi “potrà aiutare le nostre Chiese a operare quei cambiamenti ormai indifferibili e sempre più urgenti”, tenendo presente che l’evangelizzazione “non è un impegno riservato agli ‘specialisti’ ma compito prioritario di tutta la comunità”. La “prima e insostituibile forma di evangelizzazione”, ricorda il documento, è “la testimonianza della vita”, in particolare quella “dell’attenzione per le persone e soprattutto della carità verso i piccoli e gli emarginati, verso chi soffre”, tutti “segni di credibilità” della fede di un cristiano. Di fronte alle domande religiose di un adulto che si riavvicina alla Chiesa anche se proveniente da altre esperienze religiose – si consiglia di “considerare la storia di ciascuno, favorendo un libero confronto”: “Il felice esito di un accompagnamento nel cammino di fede, infatti, non si misura dal numero delle persone che immediatamente si ‘reintegrano’ nella Chiesa”. Nella Nota si osserva che, nel mondo di oggi, tanti “si dicono religiosi, ma non conoscono la vera identità cristiana e soprattutto non vivono in modo coerente con tale identità”, per cui il “termine ‘cristiano’ può diventare allora sinonimo di ‘brava persona’”. Invece, precisa la Nota, “cristiani non si nasce, ma si diventa”. Da qui la necessità di “preparare gradualmente alla celebrazione di un sacramento” per “riconoscere l’autenticità di una domanda di fede”. (segue)
” “