” “Un “nuovo umanesimo” che “tenga conto di tutti gli aspetti della cultura umana”, e dove “le scienze umane, sociali e naturali possano lavorare insieme”. E’ la richiesta della Pontificia Accademia delle Scienze per “accrescere la conoscenza generale del nostro mondo e del nostro posto in esso, incrementare il rispetto per le generazioni future, promuovere ciò che è umano nei popoli, salvaguardare l’ambiente, garantire una crescita ed uno sviluppo sostenibile”. La “ricerca della verità”, si legge infatti in una nota sui “valori culturali delle scienze naturali”, costituisce “una dimensione fondamentale della cultura umana”, un aspetto della storia “che oggi è una parte irreversibile del destino di ciascuno”. Un valore, questo, che secondo la Pontificia Accademia delle Scienze va utilizzato per promuovere una “visione scientifica del mondo” rivolta a “migliorare le condizioni di vita” dei popoli del mondo “attraverso applicazioni in campi come la salute, l’aspettativa di vita, la sicurezza alimentare, la crescita sostenibile, le risorse energetiche ed idriche, l’informazione e la comunicazione, la salvaguardia dell’ambiente”. “Una visione del mondo in cui la scienza ed i suoi valori giochino il proprio ruolo nella ricerca della verità, insieme al discernimento etico sviluppatosi nei secoli è la tesi dell’organismo pontificio – può essere di grande aiuto nel valutare politiche e tecnologie in modo da ridurre i possibili rischi che accompagnano molte di tali applicazioni”. Solo una “globale presa di coscienza” del bisogno di una “valutazione responsabile dell’impatto umano” della ricerca scientifica e tecnologica, si legge infatti nella nota, può portare alla “realizzazione di uno sviluppo sostenibile che garantisca il bene di tutti i popoli”. Di qui la necessità, conclude la Pontificia Accademia delle Scienze, di rispettare “i rigorosi standard generalmente applicati nella ricerca scientifica” e le conseguenti “regole etiche”, partendo dall’insegnare “educazione scientifica” fin dalla “scuola primaria” e tenendo presente che la scienza “può incoraggiare il dialogo non solo tra i singoli ricercatori e i leader politici e culturali, ma anche tra nazioni e culture, fornendo un impagabile contributo alla pace e all’armonia tra i popoli e le nazioni”; come non si stanca di ripetere Giovanni Paolo II.