” “”Agli impegni assunti ad Aqaba facciano seguito anche gesti di distensione che permettano alle popolazioni di ricostruire un clima di fiducia e di tolleranza necessario alla pace”. E’ la richiesta che giunge oggi da Gerusalemme dove si è riunita l’Assemblea dei vescovi cattolici di Terra Santa, a cui hanno partecipato, sotto la presidenza del Patriarca Latino, Michel Sabbah, dodici presuli appartenenti ai diversi riti.
” “”Tra i vescovi dichiara al Sir padre Pierre Grech, segretario generale della Ceira, la Conferenza dei Vescovi latini delle Regioni arabe, presente all’incontro – c’è un cauto ottimismo, giustificato anche dall’impegno diretto degli Usa nel perseguire gli obiettivi della ‘road map’, ma ciò che serve adesso è ricostruire la fiducia dei due popoli e rimuovere la diffidenza esistente. La pace non si costruisce solo con la firma dei trattati ma anche con la vicinanza dei popoli. Gli impegni assunti dai due leader possono rappresentare un inizio”. “La gente spiega il religioso – vuole tornare a lavorare, a frequentare le scuole, a vivere e a muoversi tranquillamente. Questo significa, ad esempio, riaprire con tutte le cautele e gradualmente, i confini israeliani. Consentire agli studenti di poter riprendere gli studi e la frequenza scolastica sarebbe un segno di grande importanza”. Smantellare gli insediamenti, smilitarizzare l’Intifada, riconoscersi vicendevolmente il diritto ad esistere, sono per padre Grech, “impegni importanti ma che devono andare di pari passo con gesti concreti per la vita della gente”. “La speranza nel Trattato di Oslo del 1993 e della storica stretta di mano tra Yitzahk Rabin e Yasser Arafat conclude – è rimasta tradita. Oggi una nuova stretta di mano tra Sharon e Abu Mazen la riaccende ma bisogna procedere con prudenza e pazienza”.