” “Anche se “in questi anni è certamente cresciuta la consapevolezza circa il ruolo delle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa italiana”, nella comunità ecclesiale “sono ancora ben radicati resistenze e pregiudizi” e “molto resta ancora da fare per una piena valorizzazione dei media nella vita della Chiesa”. E’ l’analisi del rapporto tra Chiesa e media, fatta da mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, intervenuto oggi all’Assemblea dell’Associazione Corallo, che rappresenta 269 emittenti radio televisive locali. “Una visione puramente strumentale dei media, la separazione rispetto alla pastorale ordinaria, la delega ad alcuni ‘appassionati’, la paura di avventurarsi su un terreno che richiede anche investimenti e spirito d’impresa”: questi alcuni “difetti” elencati da Betori a proposito dell’atteggiamento dei credenti di fronte ai mezzi di comunicazione. Segnali confortanti vengono, invece, dalla “diffusa assunzione delle prospettive del progetto culturale della Chiesa italiana”, la cui “sfida principale”, secondo il segretario generale della Cei, “consiste nel saper coniugare le ragioni della fede, sempre più approfondite e assimilate, con i linguaggi odierni, operando in spirito di comunione e con strategie ben definite”. “Non dobbiamo farci illusioni”, ha ammonito però Betori: “La Chiesa è una piccola realtà dal punto di vista delle sue risorse mediatiche, ma la forza del messaggio che annuncia rende queste realtà straordinariamente preziose ed efficaci per la ‘Comunicazione del Vangelo in un mondo che cambia’, come recitano gli orientamenti pastorali per l’attuale decennio”. “E’ nell’alveo dell’impegno missionario della Chiesa italiana ha concluso il segretario generale della Cei che deve essere colto il ruolo dei media. Ad essi è affidato, in larga misura, il dialogo con il mondo e la possibilità di raggiungere anche chi non è pienamente inserito nella comunità ecclesiale o è in ricerca”.