” “”In Tv l’immigrato viene schiacciato, non veicola una cultura, un mondo, un incontro, ma solo paura, discriminazione, criminalizzazione, scontro fra mondi, società, Paesi”. A ribadirlo è stato don Giancarlo Perego, responsabile per l’area nazionale della Caritas italiana, durante la tavola rotonda organizzata ieri a Roma dall’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) sul tema “Relegati nella nera – Immigrati e informazione in Italia”. I dati del “Rapporto immigrazione 2002” della Caritas confermano che nella televisione italiana il ruolo affidato all’immigrato è in prevalenza negativo (83,2%). L’immigrato viene preso in considerazione più come rappresentante di una categoria (68,2%) che come individuo. Le trasmissioni in cui si parla di più degli immigrati sono i telegiornali (95,4%). In Tv gli immigrati non hanno spazio per esprimersi in prima persona, per lo più sono citati il 63%, consultati il 14% e solo l’1,6% è ospite e “protagonista”. Secondo Roberto Morrione, direttore di Rai News 24, i punti deboli dell’informazione sono quattro: “il sensazionalismo, la spettacolarizzazione, la mancanza di un quadro e di un contesto critico di riferimento, la mancanza di approfondimenti”. Sarà possibile risolvere almeno in parte tutto questo “attuando il contratto di servizio, già esistente tra la Rai e il Governo, che vincola la Rai ad una serie di programmazioni di carattere sociale; dando voce agli immigrati; prestando attenzione al nodo dell’occupazione nel contesto economico-sociale”. Per Massimo Ghirelli, direttore di ‘Immigrazione’ dell’Agenzia Migra, “se l’immagine degli immigrati oggi in Italia è così negativa, cattiva, marginale, incompleta è anche perché l’informazione non è gestita da immigrati, che sono il soggetto del messaggio, ma molto raramente il destinatario dello stesso”. Dunque, cronaca nera o “limbo”? “Gli immigrati – afferma Ghirelli – non sono relegati nella cronaca, ma in una sorta di limbo in cui non hanno spessore, individualità, non è un caso che vengono chiamati tutti con lo stesso nome: extracomunitari o immigrati, nomi che definiscono la persona”. Per quanto riguarda l’integrazione, secondo Rashid Erfan, giornalista irakeno da 25 anni in Italia, “questa è sì indispensabile, ma è necessario che i giovani immigrati possano stabilire un contatto con le loro radici”. Attualmente, in Italia gli immigrati sono due milioni e 350mila, pari circa al 4% della popolazione.