Nel mondo globalizzato di oggi, quali sono i segnali positivi per avere fiducia in un futuro migliore? A questa domanda hanno cercato di rispondere, stamattina, i giovani rappresentanti di varie confessioni religiose che hanno partecipato alla tavola rotonda “La cattedra dei giovani: le ragioni della speranza”, organizzata dal Sae, a Chianciano, nel corso della 40ª sessione di formazione ecumenica. “L’incontro pacifico delle religioni è sicuramente un segno di speranza”, ha detto Sumaya Al Barq, vicepresidente dei Giovani musulmani in Italia. “Spesso oggi i giovani – ha aggiunto Sumaya – sono associati ad un’idea di trasgressione e disimpegno. Invece, proprio la loro fantasia e creatività rappresentano un polmone per il futuro”. Sumaya ha anche ricordato la difficoltà di essere musulmani in un Paese prevalentemente cattolico. “Il problema maggiore – ha osservato – è quello riguardante la nostra identità. Per raggiungere un equilibrio tra le tradizioni dei nostri padri e la vita qui in Italia è necessario un buon dialogo intraconfessionale, un dialogo interconfessionale, la cittadinanza italiana, l’indipendenza economica delle comunità dai Paesi di appartenenza”.
“Sin da piccola – ha concluso Sumaya – ho sentito nel cuore la ‘missione’ di dialogare con il ‘diverso’ da me. Ho frequentato l’asilo dalle suore e alle scuole medie e superiori ho seguito l’ora di religione. Credo, infatti, che un’altra parola chiave del dialogo sia la conoscenza e la capacità di ascoltare l’altro”.