” “”In una corretta dialettica democratica, è legittimo e doveroso per i parlamentari cattolici far valere la propria concezione della vita e del mondo, per poi eventualmente tradurla in posizioni politiche tese a diventare proposte legislative”. Commenta così al Sir Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”, elaborato dalla Congregazione per la Dottrina della fede e diffuso oggi dalla sala stampa vaticana. In merito all’appello, rivolto dal dicastero pontificio ai parlamentari cattolici, all'”obiezione di coscienza” nei confronti di ogni progetto di legge “favorevole alle unioni omosessuali”, il giurista precisa che “in Parlamento, in quanto strumento di organizzazione del pluralismo, non c’è propriamente l’obbligo dell’obiezione di coscienza, ma è legittimo esprimere la molteplicità di opinioni, per poi sottoporle al confronto e al dibattito”. Al contrario, “mettere il silenziatore” su questioni come quelle della liceità o illecità della legalizzazione delle unioni omosessuali vorrebbe dire “misconoscere tale diritto od impedire di esercitarlo”. Come possono i politici cattolici contrastare, in Italia ed in Europa, le “lobby” che premono per la legalizzazione delle unioni gay? “Si tratta di lobby, a volte minoritarie, che si collocano all’interno di una sensibilità di malintesa tolleranza, in nome della quale diventa equivalente qualsiasi opzione personale”, risponde dalla Torre, secondo il quale “in un ordinamento democratico i parlamentari cattolici possono ‘lottare’ innanzitutto attraverso l’affermazione delle proprie convinzioni in maniera plausibile, in modo che diventino posizioni diffuse e convinte”.
” “