” “”Occorre trovare un vocabolario comune per il dialogo. Dizionari del dialogo, scientifici, ricchi, storicamente precisi, esistono già: ciò che manca è il vocabolario delle parole comuni, che sono di per sé ambigue”. Ad affermarlo è Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia (Ucei), nel suo intervento alla 40ª Sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (Sae). Luzzatto ha portato due esempi: “amore” e “salvezza”. “Alcuni – ha detto il presidente dell’Ucei – identificano il primo termine con la dedizione, ma ciò, a mio avviso, è sbagliato perché essa può avere una carica negativa. Ugualmente, la parola ‘salvezza’ ha un significato diverso per ebrei e cristiani. Si può sradicare l’universale culturale dell’altro per imporgli il mio, allo scopo di facilitare il dialogo?”. Sono tanti, per Luzzatto, i dubbi: “non so se le religioni, intese come complessi di credenze sufficientemente sicure, siano capaci di dialogare tra di loro, ma gli esseri umani, che in esse si riconoscono, cominciano a farlo e sempre più dovranno continuare su questa strada se vogliono costruire l’Europa unita”. Luzzatto ha concluso con “una proposta operativa”: “istituiamo un forum internazionale delle religioni con tre obiettivi: l’impegno a non diffamare o, comunque sia, a non presentare sotto una cattiva luce le altre religioni, il monitoraggio di quest’azione e dei suoi risultati, una conoscenza almeno culturale delle altre religioni”.