“Un appello del Papa ci aiuterebbe molto, anche solo una parola… I sacerdoti e il popolo dell’Honduras sono perseguitati…” Sono le parole di padre Andrés Tamayo, 47 anni, salvadoregno, più volte minacciato di morte, in questi giorni in Italia ospite della Caritas italiana – per denunciare il dramma che sta vivendo la popolazione della regione di Holancho, dove imprese multinazionali sono impegnate nel disboscamento e nello sfruttamento delle risorse minerarie e ambientali, a tutto danno dei poveri. In una intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir padre Tamayo racconta di “un sistema di governo che vigila militarizzando il Paese perché non ci siano ostacoli allo sfruttamento delle foreste” e di imprese straniere che “hanno assoldato dei sicari per minacciare le persone”. La conseguenza è che “l’80% delle persone si è ritrovata in condizioni di maggiore povertà, i raccolti sono andati distrutti, il 50% dei giovani è emigrato all’estero o nelle città interne ed è cresciuta la delinquenza e la disoccupazione”. Padre Tamayo stesso è stato vittima di sei attentati: “Vivo con la vita e con la morte. Sono come sul filo di un rasoio. Vorrei fuggire però allo stesso tempo rimango; vorrei lasciar perdere tutto però allo stesso tempo continuo a lottare. E’ mio dovere ritornare tra la mia gente. Quello che sta avvenendo è immorale, perciò sento di dover vivere, soffrire e morire con il popolo, se è questo ciò che mi aspetta”. E conclude con un appello: “Vorrei ricordare agli occidentali che quando avremo distrutto tutto l’ambiente naturale sarà impossibile riscattare la vita. Ciò che dà la natura non può essere rimpiazzato da nessuna quantità di denaro”.