STATUTI REGIONALI: LA COMMISSIONE NAZIONALE PARITÀ, NO ALLA “DISCRIMINAZIONE DELLE DONNE”

“Non si può più accettare la discriminazione delle donne nella designazione partitica. Basti pensare che l’Italia occupa solo la 32ª posizione per la rappresentanza femminile nel mondo, dopo Paesi come Lettonia, Barbados, Bangladesh, Costarica, Sud Africa; è l’ultima tra gli Stati del Vecchio Continente per la rappresentanza al Parlamento europeo. Per finire, a livello regionale, su 1052 consiglieri nelle Regioni a statuto ordinario le donne sono solo 90”. Con questi numeri poco confortanti esordisce Rita Capponi, responsabile della Rappresentanza e riforme istituzionali della Commissione nazionale Pari Opportunità (Cnpo), nella presentazione alla stampa delle proposte che lo stesso Cnpo ha elaborato in riferimento agli Statuti regionali ed alle nuove leggi elettorali contenenti il principio antidiscriminatorio.
“Già molte Regioni – ha detto Capponi – stanno introducendo alcuni istituti proposti da noi a sostegno della rappresentanza politica paritaria: si va dalla novità che il Presidente eletto indichi in numero uguale gli assessori tra gli appartenenti ai due sessi ad un’analoga soluzione per le nomine di competenza delle regioni, dalla proposta di istituzione di Commissioni e Consulte per le pari opportunità all’istituzione di Osservatorio sull’implementazione delle politiche di genere e sull’impatto della legislazione regionale in tale settore, dalla previsione di organismi di parità legittimati ad impugnare gli atti lesivi della pari rappresentanza alle indicazioni di criteri per l’introduzione del principio paritario nelle leggi elettorali”. (segue)