UNIVERSITÀ E CHIESA IN EUROPA: MONS. BETORI, SÌ ALL’ EUROPA COME “CASA COMUNE”, IL “METODO” DEL PROGETTO CULTURALE

“Oggi le università, nel momento in cui viene scritta la Carta comune dell’Unione europea, sono chiamate a dare il loro contributo perché si dia vita a un’Europa in cui tutti possano riconoscere la ‘casa comune’ di quanti aspirano ad un futuro di promozione della persona, di vera solidarietà, di pace”. Lo ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, intervenendo oggi al Simposio su “Università e Chiesa in Europa”, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e al quale partecipano oltre 1400 persone, provenienti da più di 40 Paesi. “Il tema dell’università e della Chiesa in Europa – ha proseguito il segretario generale della Cei –viene affrontato proprio qui in Italia, durante il semestre italiano di guida dell’Unione europea e in un momento di particolare importanza per il futuro di questa istituzione”. “Annunciare Gesù Cristo nelle culture europee, oggi fortemente connotate da un umanesimo immanentista”: questo, ha sottolineato Betori, l’invito rivolto dal Papa nell’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa”. Gli atenei del nostro continente, secondo il segretario generale della Cei, per assolvere a questo compito devono “intercettare le reali domande di senso poste dalla società” e “scrutare più profondamente il mistero dell’uomo, riscoprendo le radici cristiane ed umanistiche dalle quali si è sviluppata la cultura europea”.
Il “progetto culturale orientato in senso cristiano” è, al riguardo, il metodo adottato dalla Chiesa italiana a partire dal Convegno di Palermo del 1995.