” “La collaborazione tra Stato, produttori di audiovisivi e famiglie è, secondo l’A.Ge. (Associazione italiana genitori), la strada per tutelare i minori dalle immagini violente o inadatte nei film, in televisione e su internet. E’ quanto risulta da uno studio presentato oggi a Roma durante il convegno su “Cinema e tutela dei minori” – che approfondisce le “Modalità di classificazione cinematografica in Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Grecia, Spagna, Olanda , nelle direttive Ue e negli Stati Uniti”. Vale a dire la normativa in ognuno dei sette Paesi, le linee di condotta per la valutazione dei film, le direttive europee, i sistemi di filtraggio o di segnaletica in tv per tutelare i minori dalla visione di immagini non adatte alla loro età. Una comparazione, spiega Maurizio Salvi, presidente A.Ge. “per far emergere stimoli nuovi”. La censura cinematografica, ad esempio, “resta un argomento tabù come nota la curatrice dello studio Miela Fagiolo D’Attilia -, tanto che in materia di revisione e divieti ai minori non esistono, al momento, ricerche esaurienti e studi peculiari”. Sulla valutazione dei film, comunque, “resta il problema della circolazione di un film con una valutazione diversa da un Paese all’altro”, come in Italia, “che si rivela come il Paese più liberale di fatto rispetto al resto d’Europa e degli Stati Uniti”. Rispetto al cinema in tv, in Francia, Olanda, Gran Bretagna, Grecia e Italia sono da alcuni anni in vigore fasce orarie protette e “codici segnaletici” attraverso simboli, cifre, colori, segnali acustici che avvertono il pubblico di quanto sta per andare in onda,