PARITÀ: “NO” ALLO “SMANTELLAMENTO” DELLA COMMISSIONE, LA PROTESTA DELLE DONNE

” “In un’Italia che ha “il più basso tasso di rappresentanza femminile in Parlamento”, rispetto a tutti gli altri Paesi d’Europa, e in cui “anche nella società civile si assiste ad una ‘femminilizazione’ del mercato del lavoro, a cui però non corrisponde altrettanta presenza femminile ai livelli decisionali”, la trasformazione della Commissione nazionale parità in Comitato, decisa il 3 luglio da un decreto del Consiglio dei Ministri, sancirebbe la “fine” della Commissione stessa, ma soprattutto metterebbe a rischio “i principi di partecipazione, trasversalità, autonomia che hanno rappresentato in questi vent’anni i punti di forza delle politiche di pari opportunità e di cui la Commissione si è fatta garante”. E’ la denuncia-appello lanciata oggi, a Palazzo Chigi, dalla presidente della Commissione nazionale parità, Marina Piazza, che ha spiegato come col decreto del 3 luglio scorso, proposto dal Ministro per le pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, e sottoscritto dall’esecutivo, “la Commissione nazionale parità diventerebbe un Comitato del Ministero, privo di autonomia funzionale e decisionale, con mere funzioni di consulenza e studio e al solo servizio della Ministra. “In una fase in cui – ha proseguito Piazza citando la “straordinaria mobilitazione contro la decisione del governo, tra cui l’appello del Cif (Centro italiano femminile) a Ciampi perché non firmi il decreto – le contraddizioni e le difficoltà delle donne in Italia rimangono irrisolte, l’obiettivo non dovrebbe essere quello di ridurre gli organismi di parità, ma al contrario di rafforzarli”.