” “”In questo momento storico, nel quale è in atto un importante processo di riunificazione dell’Europa attraverso l’allargamento dell’Unione Europea ad altri Paesi, la Chiesa osserva con uno sguardo pieno di amore questo continente”. Il Papa ha iniziato con queste parole il primo Angelus pronunciato quest’anno dal palazzo apostolico di Castel Gandolfo, abituale “residenza estiva” di Giovanni Paolo II. Il Santo Padre è tornato a toccare il tema principale dell’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa”, da lui promulgata il 28 giugno scorso, evidenziando in primo luogo le “tante luci” e le “ombre” del nostro continente: “A un certo smarrimento della memoria cristiana ha detto si accompagna una sorta di paura nell’affrontare il futuro; a una diffusa frammentazione dell’esistenza si uniscono non di rado il diffondersi dell’individualismo e un crescente affievolirsi della solidarietà interpersonale”. In una parola, per il Papa, “si assiste come a una perdita della speranza, alla cui radice sta il tentativo di far prevalere un’antropologia senza Dio e senza Cristo. Paradossalmente- ha aggiunto il Pontefice -, la culla dei diritti umani rischia così di smarrirne il fondamento, eroso dal relativismo e dall’utilitarismo”. In particolare, è la denuncia del Papa, “la cultura europea dà l’impressione di ‘un’apostasia silenziosa’ da parte dell’uomo sazio, che vive come se Dio non esistesse”. L'”urgenza più grande che attraversa l’Europa, a Est come ad Ovest”, consiste dunque per Giovanni Paolo II “in un accresciuto bisogno di speranza, così da poter dare senso alla vita e alla storia e camminare insieme” (segue).
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