” “”La diffusione dell’uso di droghe e il numero sempre crescente di bambini di strada”: sono questi per la Caritas italiana, due delle più gravi emergenze che preoccupano le organizzazioni non governative e umanitarie operanti in Iraq dopo la fine della guerra. Preoccupazioni causate da “un dopoguerra turbolento, anche dal punto di vista della sicurezza e dell’effettiva capacità, da parte delle forze occupanti, di condurre il paese sulla via della pacificazione e della ripresa democratica” e condivise dalla stessa Caritas e dai suoi operatori nei centri attivi in molte parti del Paese. Un impegno che, come si legge in un comunicato diffuso ieri dalla Caritas, “si va ulteriormente consolidando”. Anzitutto “i quattordici centri di Caritas Iraq stanno tornando alla piena operatività. Sono così ricominciate, e verranno ampliate, le attività del Well Baby Programme, che consente di assistere, in 12 centri, 8.500 bambini neonati e circa 5 mila donne in gravidanza o allattanti, nove su dieci musulmani. Anche il programma di potabilizzazione dell’acqua comunica la Caritas – è ripreso a pieno regime: esso ha consentito di fornire acqua bevibile a circa 400 mila iracheni, e ora prevede l’installazione di tre nuove unità di osmosi inversa, in altrettante comunità del Sud del Paese, per purificare l’acqua potabile”. Completamente riattivate sono poi “le attività in campo medico, che consentono di fornire assistenza sanitaria e medicinali a circa 6 mila persone, tramite i centri Caritas e la collaborazione con strutture sanitarie pubbliche e la Mezzaluna Rossa”. Restano ancora delle emergenze nel campo alimentare e degli alloggi.
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