MEDIO ORIENTE: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota integrale Sir di questa settimana – Continua, instancabile, la preghiera per la pace del Papa: ancora una volta centrata sulla Terra Santa: “voglia il Signore che, nonostante la feroce violenza che continua ad imperversare e che offende Dio e l’uomo, si rafforzi la ricerca di soluzioni eque, negoziate, per assicurare a ogni popolo la serenità e la pace”. Due popoli, due Stati: l’esito è inevitabile, ma la strada non è facile, proprio perché la guerra è capace di alimentare la guerra, in entrambi gli schieramenti.
” “Ci sono però fatti nuovi, a partire dal ruolo degli Stati Uniti, impegnati a “vincere la pace”, dopo una vittoria militare in Iraq molto agevole, ma una stabilizzazione che si prospetta necessariamente complessa. In questo senso esiste una convergenza obiettiva con l’Unione europea: è nell’interesse di tutti che le relazioni trans-atlantiche siano le migliori possibili e dunque un successo nella cosiddetta “road map” potrebbe permettere di superare divergenze che sono reali, ma sono infinitamente meno rilevanti di quanto unisce l’Europa (e i singoli Stati) con gli Stati Uniti. Per l’Unione europea una pace duratura in Terra Santa significa qualcosa di più: rende possibile una Unione che comprende Cipro e Malta, perciò non può non porsi il problema di pensare in prospettiva ad un partenariato stabile con la sponda Sud-Est del Mediterraneo. Non tanto attraverso la strada dell’allargamento, quanto dell’invenzione di forme di integrazione che possano coinvolgere dalla Turchia ad una Terra Santa pacificata, fino al Maghreb, un bacino culturale, demografico ed economico che possa definitivamente “riaprire” il Mediterraneo. In questo quadro, che è geo-politico, ma abbraccia più in generale le prospettive di sviluppo di civiltà, grande importanza rivestono le comunità cristiane sulla sponda Sud-Est del Mediterraneo, e in particolare in Terra Santa. Bisogna fare di tutto perché mantengano e sviluppino il loro ruolo di presidio di speranza e di pace.
” “Anche tenuto conto dell’esito del precedente processo di pace, quello che ha seguito la prima guerra del Golfo, più di dieci anni fa, occorre però una grande determinazione. Troppo fragili sono gli equilibri che si stanno faticosamente ricostruendo, troppo vivi i rigurgiti integralisti e terroristi. Eppure siamo vicini a quella che potrebbe essere una occasione di svolta.
” “Anche perché gli scenari mondiali stanno evolvendo ancora una volta a grande velocità, mettendo in discussione certezze che sembravano acquisite. Nonostante gli ottimismi di maniera, il sistema economico “globalizzato” respira l’aria di una stagnazione complessiva, acuita dagli effetti Sars in quelle che sembravano aree destinate a crescita accelerata comunque.