” “L’auspicio che “si concretizzi quanto prima la piena unità dei cristiani cattolici e ortodossi” e l’invito a contribuire ad una “Europa allargata” attraverso il “ricco patrimonio di fede e cultura” portato ai popoli slavi da Cirillo e Metodio e attuale ancora oggi, ad undici secoli di distanza. Ad esprimerli è stato il Papa, che ha ricevuto in udienza i membri di una delegazione della Chiesa ortodossa di Bulgaria, a Roma in questi giorni per l’inaugurazione della chiesa dei Santi Vincenzo e Atanasio a Fontana di Trevi, da sabato scorso destinata dal Papa all’uso liturgico dei fedeli ortodossi bulgari. “Le diverse condizioni di vita delle singole Chiese cristiane non possono mai giustificare dissonanze, discordie, lacerazioni nella professione dell’unica fede e nella pratica della carità”: così il Papa ha sintetizzato il “messaggio di fede” di Cirillo e Metodio, che “è e resta il traguardo a cui tendere affinché l’Oriente e l’Occidente cristiani possano pienamente ricongiugersi e far meglio risplendere il ‘pleroma’ della cattolicità della Chiesa”. Ad un anno di distanza dal viaggio in Bulgaria del maggio scorso, il Pontefice ha definito quello con Sua Beatitudine Maxim un “incontro fraterno” dopo il quale “si sono come abbreviate le distanze” e si è creato “il contesto giusto entro il quale cresce la fiducia reciproca, condizione previa verso l’intesa, la convivenza pacifica, e la comunione”. Di qui la “vicinanza spirituale” del Papa ai bulgari, “nell’anelito che si concretizzi quanto prima la piena unità dei cristiani cattolici e ortodossi”. Altro tema d’attualità del discorso papale, il processo di allargamento in atto nell’Unione europea: “Mentre anche la Bulgaria si apre al nuovo, protesa verso un’Europa allargata ha detto Giovanni Paolo II occorre ravvivare quel ricco patrimonio di fede e di cultura che la Chiesa e la nazione bulgara condividono, e che costituisce il miracolo dell’opera di evangelizzazione” compiuta dai santi Cirillo e Metodio. “La diversità non sempre genera frizioni”, ha concluso Giovanni Paolo II, per il quale un’esperienza di condivisione fraterna improntata a rispetto reciproco delle nostre legittime diversità, può essere di incoraggiamento a conoscersi meglio e a collaborare”.
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