” “Il Belpaese dalle “pile scariche” tiene il passo dell’Europa, ma fatica a far quadrare i conti. È quanto emerge dal “Rapporto annuale 2002” dell’Istat presentato questa mattina a Roma. Lo scorso anno la crescita complessiva dell’Italia si è attestata allo 0,4%, il risultato peggiore dal 1993, rispetto allo 0,8 dell’area euro e all’1,9% dell’economia mondiale. Con un tasso di inflazione pari nella media annua al 2, 5% (più alto del 2,3% europeo), consumi ed investimenti decisamente rallentati, esportazioni diminuite dell’1%, la situazione complessiva è in decisivo ristagno. Il tasso di disoccupazione è sceso al 9%, con forti divari territoriali, ma già nei primi mesi del 2003 si registra un incremento. Migliora il rapporto deficit-Pil (2,3% contro il 2,6 del 2001) e la pressione fiscale si abbassa al 41,6% del Pil, al di sotto del valore medio dell’area euro (41,8%). “Il nostro è un paese di media grandezza e uno dei maggiori paesi dell’Unione europea” – si legge nel rapporto -. La popolazione italiana è di poco inferiore a quella di Francia e Inghilterra, ma è caratterizzata da un tasso di natalità tra i più bassi del mondo e un’accelerazione del processo di invecchiamento. “L’Italia è oggi il paese con l’indice di vecchiaia più alto del mondo (133 persone di 65 anni e oltre ogni 100 persone sotto i 15 anni)”.
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