IMMIGRATI: CARITAS-CNA, 55.000 IMPRESE “ETNICHE” IN ITALIA, UN SETTORE “MOLTO PROMETTENTE”

” “Sono 55.000 le imprese gestite da immigrati in Italia, di cui 17.000 svolgono attività artigianali, con una cifra stimata di circa 110mila soggiornanti per lavoro autonomo: questo a significare che “l’imprenditoria etnica” è un canale di inserimento nella società “molto promettente”. E’ quanto emerge da “Immigrati imprenditori”, uno studio realizzato dalla Caritas e dalla Confederazione nazionale artigiani (Cna), presentato oggi a Roma. Questo perché, ha spiegato don Giancarlo Perego, della Caritas italiana, “gli immigrati hanno reagito alle discriminazioni con la ricerca di strade alternative, tra cui la microimprenditorialità, che è un processo da incentivare”. Le due realtà hanno deciso di avviare una collaborazione attraverso iniziative di sensibilizzazione in materia, anche per “far conoscere agli immigrati la possibilità di fare impresa – ha precisato don Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma -, di essere sostenuti nelle loro attività, di ottenere crediti, di essere guardati con simpatia dalla popolazione italiana”. Gli immigrati che svolgono lavoro autonomo – collaborazioni occasionali, coordinate e continuative o vere e proprie società di persone – sono soprattutto a Milano e Roma (9.022 e 4.968 casi), in gran parte nel commercio al dettaglio (28,4%). Dei titolari di permesso di soggiorno per lavoro autonomo (89.498), il 79,4% sono maschi. Le regioni con il più alto numero di imprenditori immigrati sono Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. Tra i primi dieci gruppi vi sono 7.916 marocchini, quindi, con almeno 1.000 casi, immigrati da ex Jugoslavia, Stati Uniti, Perù, Francia, Bangladesh, Pakistan e Algeria. Tra gli artigiani al primo posto si trova la Cina (2.597) e l’Albania (2.595), quindi Marocco, Romania, Tunisia, Egitto (almeno 1.000). Secondo lo studio “non è corretto definire un gruppo etnico abbinandolo ad un particolare tipo di attività”, ma “si può tuttavia constatare che statisticamente i nordafricani sono maggiormente presenti nel settore della ristorazione, i cinesi nelle attività commerciali, i bengalesi e i pakistani nell’ambulantato e nelle piccole attività commerciali”. Sono imprenditori relativamente giovani: la maggior parte della fascia di età tra i 30 e i 49 anni, “perché si richiede una certa esperienza professionale – si legge nello studio – ma anche un certo gruzzolo per poter iniziare a muoversi in proprio”.