Mentre cresce il numero delle donne e delle coppie che rinunciano ad avere figli o che hanno un solo figlio, si conferma un “trend” statistico molto evidente: le generazioni di donne nate alla metà degli anni ’60 stanno concludendo il loro periodo riproduttivo con una media di 1,4 figli a testa: da questi dati hanno preso le mosse varie relazioni del convegno su “La bassa fecondità tra costrizioni economiche e cambio di valori” in corso oggi a Roma all’Accademia dei Lincei. “L’incidenza della spesa sociale direttamente o indirettamente legata alla famiglia ed ai figli sul totale della spesa sociale ha spiegato il prof. Massimo Livi Bacci in paesi come la Francia e la Svezia è di quasi 10 punti maggiore che in Italia”. Ad avviso dello studioso, quindi, “occorre allargare la ‘scatola degli attrezzi’ delle politiche sociali e familiari”, ad esempio “ampliando gli incentivi finanziari, quali assegni familiari, premi, prestiti, aiuti per l’abitazione e altri”; “aumentare le misure di conciliazione lavoro-famiglia, quali congedi di paternità e maternità, nidi, asili, orari di lavoro, flessibilità”; “favorire mutamenti sociali favorevoli all’infanzia e all’allevamento dei figli, quali misure per il lavoro delle donne e dei giovani, sostegno all’avvio delle unioni, un ‘ambiente’ favorevole per i bambini”. Il docente ha quindi formulato una proposta personale: di stanziare una sorta di prestito o “baby-bond”, come è stato chiamato, fatto di due parti: la prima utilizzabile dalle famiglie per la crescita del bambino; la seconda utilizzabile dal figlio alla maggiore età per “investire” sul proprio futuro. Questa seconda parte del “prestito” pubblico sarà usato direttamente dall’intestatario per istruzione, formazione, avvio di attività lavorativa e dovrà essere rimborsata dopo un certo numero di anni, con opportuna rateazione. “Questa proposta ha spiegato Livi Bacci faciliterebbe la transizione allo stato adulto, accelerando il conseguimento dell’autonomia”.