” “”In Ungheria tutti gli italiani sono ben accetti, tranne i cacciatori”. Ha esordito così il vescovo ungherese Gaspar Ladocsi, intervenuto stamani alla V Consultazione delle Conferenze episcopali europee (Ccee) sulla responsabilità per il creato, in corso in questi giorni a Breslavia (Polonia). Vi partecipano oltre 60 delegati di 22 Paesi europei. Il vescovo ha denunciato la diffusa consuetudine, da parte di numerosi cacciatori italiani, di recarsi in Ungheria dalla primavera all’autunno alla ricerca di uccelli appartenenti a razze protette (circa 7 mila specie in Ungheria) in zone dove vige il divieto di caccia. “È una rete molto importante che agisce in collaborazione con appoggi locali ha raccontato il vescovo -. La polizia ungherese e quella italiana lavorano insieme per cercare di contrastare questo fenomeno che sta distruggendo la ricchezza della nostra fauna. Le cinque razze più pregiate e più apprezzate dalla cucina italiana vengono acquistate sul mercato nero a prezzi che vanno da 500 a 1000 euro cadauno”. Appena sollevata la questione, anche dall’Olanda e dalla Croazia sono arrivate segnalazioni di vere e proprie trasferte di cacciatori italiani che non rispettano le legislazioni locali e distruggono le specie protette in questi Paesi. Don Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Conferenza episcopale italiana, chiamato in causa dal collega ungherese, dopo aver elencato le iniziative della Chiesa italiana in materia di ambiente, ha concluso con una battuta, suscitando l’ilarità generale: “E da quest’anno attiveremo un corso per cacciatori in Ungheria…”. Anche la Chiesa irlandese si trova a fare i conti con un’antica tradizione che però contrasta con il rispetto degli animali: la caccia alla volpe. “Negli ultimi mesi ha detto mons. Aidan O’Boyle, della Conferenza episcopale irlandese si sono svolti frequenti appuntamenti di questo tipo e, purtroppo, con la benedizione di molti sacerdoti. Gli stessi appezzamenti della Chiesa a volte vengono usati per la caccia. Dobbiamo occuparci di più di questo problema e cercare una soluzione”.