” “L’eutanasia non è “un’uscita di sicurezza” per “riprendere in mano la propria morte”, ma porta con sé una “domanda di cura” che nasce dalla “sofferenza del malato terminale”, dalla sua “richiesta disperata di aiuto, di relazione”. Ad affermarlo è il Centro Italiano Femminile (Cif), che domani organizza un seminario di studio, a Roma (ore 8-18, Piazza dell’Enciclopedia Italiana, 4), sul tema “La dignità degli ultimi giorni: aspetti etici”. “Ripensare i problemi etici che si pongono nella fase del morire, cercando di contemperare due valori irrinunciabili e tra loro strettamente correlati: l’indisponibilità della vita umana e la dignità della persona”. Questo, si legge in una nota, l’obiettivo dell’iniziativa, che intende affrontare la questione dell’eutanasia “non solo alla luce delle ragioni dell’autonomia e della qualità della vita, ma in una prospettiva di relazione che chiama in causa la responsabilità del medico, del paziente, del familiare e della società tutta”. Oggi, invece, “i progressi della medicina sperimentale e rianimatoria prolungano i tempi del morire, ma non sempre riescono a salvaguardare la dignità degli ultimi giorni”, ed il malato terminale è spesso “consegnato ad un’ospedalizzazione che lo espone ai rischi dell’isolamento e dell’accanimento terapeutico, condannandolo a morire non più come uomo tra uomini, ma come macchina tra le macchine”. Di fronte “allo spettro di un morire protratto, sofferto, espropriato osserva il Cif l’eutanasia rischia di apparire come un’uscita di sicurezza”, ma in realtà è “una nuova offesa alla dignità della persona”. Tra i relatori del convegno, Luigi Alici, docente di filosofia all’Università di Macerata, Gonzalo Miranda, decano della Facoltà di bioetica dell’Università “Regina Apostolorum”, Francesco D’Agostino, presidente del Comitato nazionale di bioetica.
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