” “Partecipare al referendum per l’adesione all’Unione Europea in maniera consapevole e convinta: è quanto i vescovi diranno ai fedeli ed anche a tutto il popolo polacco con un documento che verrà letto in tutte le chiese domenica 1 giugno, una settimana prima del voto previsto per l’8 giugno. In quella data, infatti, la Polonia, che è il più popoloso tra i 10 nuovi Paesi aderenti all’Unione Europea, vivrà la propria giornata decisiva in vista dell’allargamento: i 38 milioni di polacchi saranno chiamati ad esprimersi con un “sì” o “no” sull’adesione all’Europa allargata a 25. Se dovessero vincere i “sì”, come molti danno per scontato, la Polonia sarà anche il primo Paese tra i nuovi entrati a convertirsi all’Euro. Il cambio della moneta avverrebbe infatti entro il 2007. Nel documento i vescovi scrivono tra l’altro: “Ogni polacco, tanto più un uomo di fede, nella consapevolezza della responsabilità del futuro e del posto spettante alla nostra Patria nella famiglia delle nazioni europee, dovrebbe partecipare al referendum… esprimendo il proprio voto in conformità alle possibilmente complete conoscenze e alla coscienza formata dalla fede e dai criteri morali obiettivi che ne derivano”. I vescovi sottolineano che “l’indicazione sicura da seguire è quella del Santo Padre Giovanni Paolo II” che ha ricordato l’importanza che la Polonia abbia “il posto che le spetta nell’ambito politico ed economico delle strutture dell’Europa unita”. L’adesione tuttavia non dovrebbe comportare per il Paese una rinuncia alla “propria immagine spirituale e culturale” e tantomeno “alla propria inscindibile tradizione storica legata sin dalle origini al cristianesimo”. Consapevoli che nel Paese esistono correnti contrarie all’adesione alla Unione europea, i vescovi sottolineano che “è importante superare qualsiasi divisione, pregiudizio, ostilità reciproca” e puntare “al bene della Patria inteso nel senso più ampio. La risposta alla domanda formulata nel referendum non dovrebbe essere considerata nella categoria di peccato, ma in quella della virtù di ragionevolezza nonché di responsabilità civica e di preoccupazione per il presente e il futuro della nostra Patria”.