“Lasciare fuori dalla Costituzione europea le sue radici cristiane non sarebbe segno di progresso e di pluralismo, bensì negazione della propria realtà e della propria cultura”. A ribadirlo è stato don Vincenzo Rini, presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, che raggruppa 146 settimanali diocesani con quasi un milione di lettori. Nella questione del riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa ha proseguito Rini introducendo il seminario organizzato oggi, a Roma, dalla Fisc sul tema “Verso la Costituzione europea” – il dibattito è aperto “tra chi, in base a una visione laicista, vuole un’Europa completamente secolarizzata, che della sua storia e delle sue radici cristiane neghi la memoria, e chi, con spirito realistico, intende far sì che la Costituzione che sta per nascere sia il frutto di un riconoscimento di una storia che non si può e non si deve dimenticare”. Una battaglia, quella di chi auspica il riferimento ai “valori religiosi” (e non solo “spirituali”) nel futuro trattato costituzionale “molto difficile da portare avanti”, ha confessato Guido Podestà, vicepresidente del Parlamento europeo, secondo il quale, invece, “una lettura laica dei valori che stanno alla base dell’identità del nostro Continente non può essere una lettura soltanto negativa”. Per non lasciare il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa “ad una strumentalizzazione politica”, ha sottolineato il direttore del Sir, Paolo Bustaffa, occorre “assumere con più coraggio la fatica del pensare”, soprattutto mostrando “il legame tra le radici cristiane e i diritti umani. Quando il Papa interviene su questo tema, non lo fa per difendere e salvaguardare i diritti di alcuni, ma la dignità di tutto l’uomo e di tutti gli uomini”. “Le radici cristiane non sono un reperto archeologico da conservare ha proseguito il direttore – ma il frutto fresco di una fede pensata, che sa misurarsi con la storia per starci dentro con amore e con coraggio”.