Il 9 maggio 1978 venne ritrovato il corpo di Aldo Moro ucciso dalle Brigate Rosse che, 55 giorni prima, avevano assassinato gli uomini della scorta. “I segni lasciati da quella tragedia non possono essere cancellati dalla coscienza di chi l’ha vissuta direttamente oppure seguita giorno per giorno, ora per ora, attraverso i media. Sono trascorsi venticinque anni ma non si rimuovono i pensieri e gli interrogativi, non si manda in dissolvenza un’esperienza lacerante che ha cambiato la direzione della storia italiana.
Alcune importanti risposte mancano, c’è una giustizia ancora da rendere alla famiglia e al Paese. Nel fare memoria di Moro sono, in particolare, da ritrovare le ragioni per chiedere maggior nobiltà al dibattito e all’impegno politico del nostro tempo.
Se le valutazioni sulla linea politica di Moro possono essere diverse, non può che essere concorde la valutazione dello spessore morale e culturale di uno statista che nel rispetto dell’altro, dello stesso avversario politico, ha sempre posto il fondamento della democrazia come, ancora oggi, ha ricordato il presidente della Repubblica.
Accanto a parole commemorative è opportuno dare più spazio al silenzio, alla riflessione, alla rilettura delle pagine scritte, con la vita e con la morte, da uomini come Moro. Un silenzio che è l’esatto opposto dell’oblìo perché chiede agli adulti di raccontare ai giovani i motivi delle scelte di allora, perché le nuove generazioni trovino le ragioni per riamare oggi l’impegno politico che, nell’esperienza dei cattolici, è forma esigente di carità, é stare con intelligenza, coraggio e amore dentro la storia”.