Cosa succederà nel mondo dopo la guerra all’Iraq? “L’obiettivo degli Usa è quello di avere un Iraq federale e democratico: se lo sforzo avrà successo si avranno migliori relazioni con il Medio Oriente. Ma se questo non avverrà e se non si risolverà il conflitto israelo-palestinese – che richiede importanti concessioni da entrambi le parti e non so se l’attuale governo israeliano e la leadership palestinese siano disposti ad accettarle – molto probabilmente ci saranno altri scontri”. E’ quanto sostiene lo statunitense Samuel P. Huntington, geopolitico della Harvard University e autore di un libro in cui profetizza “Lo scontro delle civiltà”, oggi a Firenze per incontrare il mondo accademico e la cittadinanza in un dibattito sulla pace e la guerra che si svolgerà stasera a Palazzo Vecchio, al quale prenderanno parte anche Massimo Cacciari, Ezio Mauro, mons. Rino Fisichella e il sindaco di Firenze Leonardo Dominici. Secondo Huntington, “l’Iraq non costituiva una minaccia tale da giustificare una azione preventiva da parte degli Stati Uniti”. La soluzione alternativa poteva essere quella di “sottoporre l’Iraq ad una stretta sorveglianza con ispezioni Onu effettivamente efficaci”. “Il mondo è cambiato dalla caduta di Baghdad – afferma -, ma non sono cambiamenti significativi, cruciali. Il cambiamento vero è avvenuto nel decennio scorso, con la fine di un modello mondiale bipolare e l’affermazione di un sistema con una grande superpotenza a livello mondiale affiancata da una miriade di poteri regionali”. “Questi cambiamenti – precisa – hanno a che vedere con una crescente importanza della cultura e soprattutto delle identità culturali e della coscienza religiosa”. A suo avviso stiamo “di nuovo tornando alla situazione del 1800, con conflitti di civiltà intermittenti fra gruppi o Paesi musulmani e Paesi occidentali, specialmente con gli Stati Uniti. Negli ultimi anni si sono verificati piccoli o medi scontri di civiltà, fortunatamente senza che nessuno abbia assunto le caratteristiche dello scontro definitivo”. (segue)