” “Il ricorso alla “pillola del giorno dopo” provoca un vero e proprio aborto, e non impedisce semplicemente “l’eventuale attecchimento o annidamento nell’utero dell’ovulo che potrebbe essere stato fecondato”, come sostiene il Ministero della Salute. A ribadirlo è l’Amci (Associazione Medici Cattolici Italiani), che in una nota diffusa oggi sostiene che i farmaci a base di “levonorgestrel” – attualmente autorizzati in alcune regioni italiane, con l'”obbligo” per i medici di prescriverli provocano come effetto “l’interruzione del processo di sviluppo embrionale iniziato al momento del concepimento” , e dunque per i cattolici un vero e proprio aborto. Di qui la liceità dell'”obiezione di coscienza”, prevista del resto dalla stessa legge 194, in caso di “procedure finalizzate all’interruzione di gravidanza”. “La prassi per ottenere l’Ivg ricordano i medici cattolici prevede che la stessa venga effettuata entro i primi 90 giorni, cioè nel periodo che va dal concepimento al 90esimo giorno includendo quindi la fase dell’annidamento, sia prima che dopo di esso. Inoltre la legge fa sempre riferimento al ‘concepito’ e non all’annidamento”. Quanto alle responsabilità dei medici nella somministrazione del farmaco in questione, l’Amci sottolinea con forza che “nessun medico di strutture pubbliche e private può essere costretto ad agire su semplice richiesta del paziente né contro la propria coscienza”, come recita l’art. 19 del Codice di deontologia professionale. Chiedendo alle associazioni nazionali di categoria “opportune e adeguate iniziative per garantire e tutelare la libertà e l’indipendenza della professione medica”, l’Amci ribadisce, infine, “la necessità di un’autentica prevenzione attraverso l’uso responsabile della sessualità e della procreazione, nonché dell’accoglienza ad ogni vita concepita e il sostegno alla donna che si trovi in difficoltà per la sua gravidanza”.