GUERRA IN IRAQ: ANTONIO NANNI (CEM MONDIALITÀ), “EDUCARE ALLA PACE, IL RISCHIO DI UN ‘PENSIERO DIVERGENTE'”

” “”La guerra è il black out di ogni speranza educativa”: è la definizione usata da Antonio Nanni, vicedirettore di Cem mondialità, in una riflessione su come educare alla pace in tempo di guerra che verrà pubblicata sul prossimo Sir bisettimanale. “Parlare un linguaggio di pace – spiega l’esperto – vuole dire privilegiare la forza della verità. Invece, la nostra cultura, la nostra società, la nostra politica presentano insieme a tanti elementi positivi, molti risvolti negativi, aggressivi, malsani, violenti, spesso mascherati da falsità. E’ necessario rendersi conto di questa sistematica violenza quotidiana fatta di attacchi verbali, di sottili insinuazioni, di prevaricazioni e di distorsioni che arrivano fino a mettere gruppi e popolazioni l’uno contro l’altro, tanto più dietro l’influenza di una informazione falsa e manipolata. D’altra parte la guerra va a braccetto con la menzogna”. Educare alla pace è quindi un compito “faticoso e impegnativo” che spetta a tutte le agenzie educative: “la famiglia e la scuola, l’informazione e la cultura, l’associazionismo e il volontariato, la parrocchia e la Chiesa”. “Nell’attuale situazione di guerra – osserva Nanni – accade che l’ordine morale dei valori e delle priorità venga capovolto. Il petrolio vale più di un popolo e di una civiltà. A tal punto che può diventare l’unica ragione logica di una guerra illogica e per nulla ragionevole”. In una società multimediale dove i cittadini vengono considerati “incapaci di pensare con la propria testa”, avverte Nanni, “la prima funzione dell’educazione e della scuola” è quella di “esercitare un ruolo di ‘contropotere’ a fianco dei giovani proprio in nome della loro libertà di pensiero e di scelta”. “Ma non è così facile introdurre nell’attuale sistema culturale un pensiero divergente, un altro punto di vista, una testimonianza efficace e alternativa – conclude -. O meglio, è possibile farlo ma con un esito di relativizzazione nella marmellata mediatica. Diventa ancor più difficile educare alla pace perché si è costretti a ricominciare sempre daccapo l’impresa educativa. Ma appartiene alla natura della pace l’assumere positivamente l’incertezza della libertà e il rischio della scelta”.
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